Le finestre dell'anima, Pina Chiarandà & Marie-Aimée Tirole, COMITE NATIONAL MONEGASQUE, 10 Quai Antoine 1er MC 98 000 MONACO

20-03-2014 20:03

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Le Comité de l'A.I.A.P. présente une exposition d'œuvres photographiques
d'un duo féminin: Marie-Aimée Tirole et Pina Chiarandà.
L'une donne à voir le corps de la femme comme une déclinaison de signes
graphiques à partir de cadrages inhabituels et en annulant presque la limite
entre le fond et le forme dans une atmosphère de teintes pâles et poudrées.

L'autre capte lors de ses voyages à travers le monde des détails d'architecture se
détachant avec un fort contraste -en noir et blanc ou en couleurs- comme autant
de signes qui racontent, d'une façon symbolique et même organique, l'histoire
de ceux qui vivent dans ces lieux aussi bien que la pensée créatrice de
l'architecte qui les a conçu.

A partir de thématiques qui sont à priori éloignées, les démarches de ces deux
artistes sont pourtant comme un reflet l'une de l'autre d'un point de vue formel
et par l'émotion que leurs œuvres sont susceptibles de provoquer, elles ont
d'ailleurs obtenu en novembre 2012 un prix ex aequo lors d'une exposition
intitulée ¨Il segno¨qui s'est tenue au Palais Zenobio à Venise.
A la suite de ce prix , une exposition a été conçue et présentée par Valentina
Carrera, curatrice, et Alessandro Baito ,critique, à la galerie Zamenhof à
Milan en Janvier de cette année.
Vous pouvez venir voir ces œuvres photographiques à l’Espace d’Art :
Comité Monégasque de l'A.I.A.P. auprès de l'U.N.E.S.C.O.
10 Quai Antoine 1er -1er étage- Port de Monaco
l'exposition est ouverte de 15 h à 19 h les 6,7,10,13 Mars ou sur rendez-vous
jusqu'au 15 Mars.



Nota critica di Marco Bonfitto

LE FINESTRE DELL’ANIMA
di PINA CHIARANDA’, fotografa e “story-teller”

Le opere in mostra sono una serie di stampe fine-art di formato medio/grande da cui emerge subito chiara l’essenza originale della sua visione. Costantemente presente è l’elemento architettonico “finestra”: possono essere quelle di un grattacielo newyorkese, oppure quelle di una facciata rinascimentale veneziana, o ancora quelle che alleggeriscono la struttura della Cattedrale di Barcellona… balza subito evidente che il lavoro curatoriale abbia precisamente seguito questo filo conduttore.
Tuttavia ritengo che queste visioni di Pina sfuggano a qualsiasi definizione: non si tratta di semplici fotografie di architettura, seppure l’emergenza architettonica sia sempre evidente ed abbia un valore: ragionare su questa base sarebbe riduttivo e inesatto. Il paesaggio urbano e l’elemento architettonico sono solo un pretesto usato da Pina per raccontare la presenza dell’Uomo: il paesaggio assume così valore antropologico come segno, “memoria” di un cambiamento. Non è determinante che l’immagine sia riferita alle esuberanti pareti finestrate della City piuttosto che a umili case d’una Venezia nascosta; che tendano a dar risalto prospettico alle folli forme pensate da un geniale architetto o piuttosto riprendano pietre semplicemente squadrate ma cariche di storia, calore e… fichi d’india della natia Sicilia. Tutte rimandano comunque alla presenza dell’uomo: non solo quando una donna compare a una finestra, o quando due lavavetri si perdono contro la sproporzionata superficie di un palazzo ma anche, anzi soprattutto, quando non c’è nessuno.
Marco Bonfitto

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Il Segno, edizione 2012, Galleria Zamenhof, Milano

Vincitrice Premio Man Ray per la miglior fotografia

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date: 20-03-2014 19:52

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Concorso Internazionale Il Segno, edizione 2012 Venezia, Palazzo Zenobio, ottobre 2012

Primo posto, Vincitrice del premio Man Ray per la miglior fotografia.



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date: 20-03-2014 19:39

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Friends 4 Arts

20-03-2014 20:11

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"Nostalgica e retrò, soffusa di una luce bianca ed accecante, la Barcellona di Pina Chiarandà è sicuramente originale e fuori dagli schemi, lontana dai prepotenti colori che solitamente invadono i ritratti della capitale catalana.
Rende omaggio ad Antoni Gaudì scegliendo le sue costruzioni come oggetto privilegiato dei propri scatti: ne accentua la bellezza degli esterni con vertiginose inquadrature, concede frammenti interni esaltandone la struttura architettonica.
Le fotografie di Pina Chiarandà si concentrano in un gioco di dinamismo e stasi: la macchina è ferma, protesa spesso verso l'alto a carpire l’irregolarità, sinuosa e geniale di scale, volte e colonne.
Nel contrasto accentuato dal bianco e nero, la luce diviene protagonista: penetra dalle vetrate della Sagrada Familia, creando artifici luminescenti, fa capolino dal loggiato di Parco Güell, timida e insicura, illumina i tortuosi gradini della Pedrera.
Barcellona rimane sospesa nel tempo, incompleta come le opere che la rappresentano, velata di una malinconia che le appartiene, nonostante il fragore che la accompagna quotidianamente: con la sua visione intima e discreta di questa metropoli, Pina Chiarandà fa emergere nei suoi scatti l'anima più profonda della capitale catalana, immortalandone il viso senza trucco, secondo la sua filosofia di fotografa."

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